Alpe Cimbra: piccoli borghi da museo dove il tempo ha deciso di fermarsi

L’Alpe Cimbra di Folgaria, Lavarone, Lusérn in Trentino è uno scrigno nel quale gli antichi villaggi custodiscono gelosamente il loro passato. La magia di questi luoghi si trasforma in una vera e propria favola d’inverno, quando la neve tutto avvolge, il silenzio regna incontrastato e le antiche tradizioni e passioni diventano protagoniste di emozionanti eventi. 
L’Alpe Cimbra è dal 2020 una delle 21 località internazionali che si fregia del marchio Alpine Pearls per la costante ricerca dell’ecosostenibilità e di sistemi innovativi di mobilità. Qui è nata di recente la prima Comunità Slow Food d’Italia per la valorizzazione dei prodotti a chilometro zero e il reinserimento di colture antiche.
 
Il borgo più famoso è certamente Luserna, il cui fascino deriva dall’isolamento territoriale e dal basso numero di abitanti. La quiete, il ritmo lento, l’architettura unica lo rendono un luogo da visitare in tutte le stagioni: in inverno è la meta ideale per chi ama le ciaspole e le camminate e i buoni piatti della tradizione mangiati al tepore della stufa accesa. Cuore culturale pulsante è il Centro documentazione, il museo con le sezioni dedicate alla storia e alle tradizioni cimbre, alla Prima guerra mondiale e ai forni fusori dell’età del Bronzo.
 
Tutti gli anni a Luserna prendono vita alcuni importanti eventi che ne esaltano l’identità, protetta anche dall’utilizzo dell’antica lingua, portata qui attorno all’anno mille da coloni bavaresi che in varie ondate migratorie abbandonarono le loro terre in cerca di nuovi territori da colonizzare. Il periodo di massima estensione della lingua cimbra si ebbe all’inizio del Settecento, quando era diffusa in un vasto territorio a sud est di Trento compreso tra i fiumi Adige e Brenta e arrivò a contare circa ventimila parlanti. Da allora iniziò un lento inesorabile calo che portò quasi all’estinzione di tale idioma. Ora solo Luserna rappresenta l’ultimo baluardo. Tra gli eventi principali, meritano di essere ricordati a gennaio la Ciaspomagna Cimbra e a luglio l’Alpemagna Cimbra: lungo itinerari suggestivi che toccano i luoghi simbolo di Lusérn i ristoratori somministrano i piatti della tradizione, come la polenta na pult (polenta di patate), l’orzotto cimbro e i piatti che mettevano in tavola le nonne un secolo fa. Millenaria terra di confine, ha saputo conservare e tramandare le antiche tradizioni.
Oggi Lusérn ha una ricca proposta outdoor fatta di sentieri trekking, percorsi bike e una ciclopedonale che attraversa estesi pascoli.
 
GUARDIA È UNA DELLE SETTE FRAZIONI DI FOLGARIA (le altre sono Costa, Serrada, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari).
È un antico villaggio rurale che, secondo la tradizione, trae origine dalla presenza di una postazione di guardia (da cui il nome) a servizio del castello di Beseno. È conosciuto come il paese dipinto: la denominazione è dovuta ai dipinti murali visibili sulle pareti delle case, risultato di varie rassegne d’arte che la località ha ospitato a partire dal 1988. Lavarone non indica uno specifico centro abitato, ma il territorio e l’insieme delle frazioni che lo compongono: le principali sono Bertoldi, Chiesa, Gionghi, le altre Lanzino, Azzolini, Longhi, Magrè, Oseli, Gasperi, Albertini, Nicolussi, Sténgheli, Rocchetti, Masi di Sotto, Masetti.
 
UNO DEI TRATTI DISTINTIVI DI BERTOLDI SONO I TANTISSIMI “volti” - avvolti - che caratterizzano le antiche abitazioni.
I volti erano tipicamente stalle o dimore degli attrezzi, e qui si svolgeva la famosa tradizione del Filò. Nella Bertoldi “vecchia” si tiene solitamente un caratteristico mercatino di Natale che ospita alcune bancarelle proprio all’interno degli avvolti. Il cuore di questa zona è il Lago di Lavarone, insignito nel 2017 dell’importante riconoscimento della Bandiera Blu d’Europa, un lago alpino naturale che d’estate si anima con i suoi lidi e gli sport d’acqua e d’inverno diventa una piastra di ghiaccio per il pattinaggio.
 
San Sebastiano, il paese dei pastori, i Tezzeli con l’antica segheria, i Cueli con il mulino, Carbonare e Nosellari con la coltivazione dei porri: questi piccoli paesi di montagna si possono visitare percorrendo il Sentiero dell’Acqua, un percorso tematico che racconta il passato rurale di questi villaggi. Bacheche illustrative, collocate in prossimità dei punti di interesse, ci raccontano della secolare attività che ha visto intrecciarsi la storia del torrente con le vicende dell’uomo che vive e ha vissuto questi luoghi. Troviamo l’illustrazione del sito archeologico della Cógola, che racconta degli antichi cacciatori del Paleolitico che nell’Astico si dissetavano e pescavano, poi la descrizione del misterioso mulino della Porta del Leon, munito anche di officina, di cui sono rimasti i ruderi, così della segheria idraulica de l’Erardo e della «Calchèra», la fornace un tempo utilizzata per la produzione della calce. Infine, a Cùeli, il bellissimo Mulino Cuel, con il forno del pane. Qui il torrente racconta la sua storia più bella.
 
 
 
 
 
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