Una Terra…cinque lingue! – L’Avez del Prinzipe e la storia della nostra terra by unsertirol24.com

31.05.2018 - Te ès cognù te n jir, ampò no te ès lascià deldut tie bosch, tia reijes é restèdes, te ès lascià n picol toch de tie cher per tia jent che te à volù dalbon n muie ben e che mai te desmentiarà. Per duc ti eres desche n bon giaf, n muie vegnìa a te fèr n braciacol, te l’acort i te contèa sie cruzies, tu te scutèes e con na lijiera aicia de la dasces te donèes pèsc e chiet.

Buongiorno Avez del Prinzipe!
Io non ti ho conosciuto poiché sono ladina e abito in Val di Fassa, di te mi ha parlato Maurizio Riz di Lavarone che ti voleva veramente bene! Quel brutto giorno che il vento ti ha spezzato, lunedì 13 novembre 2017, con profonda emozione, con gli occhi lucidi per le lacrime, mi ha raccontato la tua storia.

Mi ha detto che da più di 260 anni ti trovavi a Malga Laghetto, ti facevano corona Cima Vezzena e lo Spitz Tonezza, ti specchiavi in un piccolo lago; li sei cresciuto bello, forte e sano. Eri il dono per un sindaco di Luserna, il suo cognome cimbro era Nicolussi Prinzipe, aveva ordinato che tu non venissi mai tagliato, sei diventato un abitante degli Altipiani Cimbri, la gente di Lavarone e dei paesi vicini ti chiamava per nome “L’Avez del Prinzipe”.

Tutti ti volevano bene, in quella tua bella radura, gli insegnanti accompagnavano gli scolari per la festa degli alberi, a te piaceva tanto sentire le voci dei bimbi che giocavano, cantavano e ridevano.
Poi quando, prima di tornare a casa ti abbracciavano, eri veramente felice, sentivi battere forte i loro cuori, con i rami li accarezzavi e sapevi che non ti avrebbero mai dimenticato.

Hai resistito alle avversità del tempo per più di 260 anni, in questa tua lunga vita hai visto e vissuto una parte importante di storia della nostra terra tirolese.

Tu c’eri già quando gli Schützen, con anima e cuore hanno combattuto contro i Francesi per difendere le loro famiglie, la religione e la patria. Il vento ti ha portato anche la voce di Andreas Hofer, che orgoglioso di essere Tirolese, veniva portato a Mantova a morire, aveva la pace nel cuore perché sentiva di aver fatto il suo dovere verso la sua amata Heimat!

Hai sentito il fragore delle armi e dei cannoni della Grande Guerra, hai visto passare, per difendere i confini dell’Impero Austro – Ungarico, migliaia di “Standschützen” fedeli all’Imperatore Franz Josef! Lacrime di grande dolore hanno lasciato cadere le tue fronde, quando hanno visto morire davanti alla chiesa la piccola Berta Nikolussi aveva solo 16 anni!

Era la mattina del 25 maggio 1915, la Messa, celebrata dal parroco Don Joseph Pardatscher, era appena finita, un colpo di cannone sparato dal forte italiano del Verena, colpì la chiesa e la piazza di Luserna, c’erano solo donne, vecchi e bambini. La giovinetta è stata la prima vittima innocente di quel massacro iniziato appena il giorno prima.

Una nebbia triste ti ha avvolto la mattina del 2 giugno 1915 quando sotto i tuoi rami hai visto passare, su mezzi di fortuna, una lunga carovana di anziani e bambini. A Caldonazzo sono saliti sul treno che li ha portati a Braunau am Inn, lontani dai pericoli del fronte.

Da quel giorno, per quattro lunghi anni sei rimasto solo, senza il vociare dei bambini festanti, senza il bisbiglio sommesso delle nonne che raccoglievano la legna per i focolari. Per quattro lunghi anni hai sentito solo il sinistro sibilo dei proiettili e le esplosioni delle bombe.

Mi stringe il cuore pensando che hai vissuto la terrificante battaglia del Basson combattuta sul Vezzena, dove nella notte del 24 agosto del 1915 sono morti oltre 1000 uomini fra soldati e ufficiali. Penso Avez, che vedendo tutti quei morti tu abbia avuto brividi di dolore, sicuramente hai chiesto al vento di portare la carezza dei tuoi rami a quegli uomini mentre venivano sepolti nel cimitero di Guerra di Malga Costalta. Sicuramente hai sofferto anche tu vedendo le tue radici macchiarsi del sangue dei tantissimi soldati gravemente feriti che venivano portati all’ospedale militare Maltese di Slaghenaufi.

Attorno al tuo bosco c’erano le più grandi fortezze del Tirolo, Doss delle Somme, Sommo Alto, Cherle, Rust, Belvedere, Forte Campo, sul sentiero del Ziresa c’era il mastodontico obice da 420 millimetri che sparava contro il fronte italiano. Quante volte il tuo bel bosco è stato bombardato e ancora oggi le ferite non si sono del tutto rimarginate.

Sotto le tue fronde si sono sicuramente fermati per riposare e avere conforto molti militi, il ladino Luis Trenker che ha poi raccontato la Guerra degli Altipiani Cimbri nei suoi film. Il Tenente Fritz Weber che era passato lì nel mese di maggio ed era rimasto così affascinato dalla fioritura del maggiociondolo, tanto da inserirlo nel suo libro “Le tappe della disfatta”. Sotto i tuoi rami di certo si è fermato il buon Colonnello Rudolf con il suo attendente Franz Stolz, erano rimasti a bocca aperta vedendo Luserna , avevano incontrato o forse era stato un sogno, Oswald Nicolussi Baiz, con lui avevano passato una sera meravigliosa che il Colonnello ha sempre custodito nel cuore. Un lacrima avrai versato, quando ti è giunta la notizia che il giovane attendente Franz Stolz era morto sugli Altipiani, senza nemmeno conoscere il suo figlioletto appena nato.

Triste davvero sarà stato il tuo cuore quando alla fine della Grande Guerra solamente nel nostro Trentino sono morti più di 12 mila uomini, erano giovani, padri di famiglia, hanno sacrificato la loro vita per difendere la nostra terra Tirolese, hanno lasciato donne e figli nella povertà e nel dolore. Hai sentito anche i cannoni del fronte italiano, hai visto morire molti alpini mandati a combattere senza conoscere la storia della tua e nostra madrepatria, costretti a guerreggiare perché l’Italia voleva questo fazzoletto di terra che confina con il Brennero.

Un vento greve di sicuro avrà scosso i tuoi rami quando Cesare Battisti è stato catturato sul Monte Corno, avrai sentito il suono dei suoi ultimi passi, delle sue estreme parole, forse solo allora avrà capito quanto male ha fatto a questa nostra amata madre terra tirolese.

Finita la grande Guerra, per la tua gente, che nell’Impero Austro Ungarico viveva già dignitosamente, è arrivata la povertà, molti soldati sono stati fatti prigionieri e confinati in altre regioni dell’Italia dove sono morti dopo grandi sofferenze. Ancora una volta, tante famiglie per la povertà e i soprusi del fascismo, sono emigrate in terre lontane hanno abbandonato la loro casa e il paese natio, con un misero fagotto, con pochissime cose, con le lacrime agli occhi e il cuore sanguinante, hanno dovuto abbandonare la loro patria.

In quel momento un ombra cupa e triste è scesa sul tuo bosco!

Finita la guerra l’aquila ti avrà portato anche la voce dei Sudtirolesi, l’Italia voleva sradicare le loro radici, cancellare le tradizioni e la madre lingua, il cuore è stato più forte, con fatica, con fatti gravi, con altre morti, i Sudtirolesi hanno custodito tenacemente nel cuore la loro identità e l’hanno fatta rivivere!

Penso Avez, che il vento ti abbia portato pure la voce della mia gente ladina, che vive attorno al massiccio montuoso del Sella, il nostro piccolo popolo era orgoglioso di far parte dell’Impero Austro Ungarico, dopo la Grande Guerra è stato diviso, addirittura dicevano che i ladini sono una macchia grigia da cancellare! Anche questa mia piccola comunità con sacrifici e battaglie ha saputo conservare nel cuore la sua identità, cultura e lingua.

Pensa che ancora adesso dopo 100 anni, persiste la divisione. Purtroppo l’unità di tutto il popolo ladino è ancora un sogno; questa è una sofferenza per il nostro cuore ladino!

Nel dopoguerra appoggiato al tuo tronco a riposare e scrivere, si è fermato anche il grande filosofo Sigmund Freud che amava passare le ferie a Lavarone e passeggiare intorno al lago o nel tuo bosco. Mi piace pensare che qui all'ombra dei tuoi rami abbia scritto uno dei suoi libri più conosciuti, La Gradiva” dopo aver visto in Vaticano l’opera d’arte che lo aveva incantato.

Sicuramente dopo la Grande Guerra pensavi che ci sarebbe stato un tempo di pace, invece ne è iniziata un’altra, ancora più atroce, per la sete di potere, per il sogno di una razza pura, si sono torturati e uccisi milioni di ebrei, persone disabili e diverse, è stato un massacro tremendo che ancora oggi fa rabbrividire solamente a ricordarlo.

Durante la seconda guerra mondiale hai visto un gruppo di uomini armati scendere, dai monti, si sono introdotti in una canonica di Pedemonte, pensando che la famiglia che li viveva, il parroco e i suoi fratelli, fossero collaborazionisti dei tedeschi. Erano briganti, hanno massacrato di botte quei fratelli che non avevano colpe, li hanno derubati e volevano fucilarli, solo un angelo li ha protetti, ma lo spavento è stato grandissimo ed il ricordo vive ancora nel cuore dei figli e dei nipoti.

Finita la seconda guerra mondiale, hai vissuto il triste momento delle Opzioni, con la morte nel cuore, metà degli abitanti di Luserna, derubati di tutto hanno lasciato il paese, avevano promesso loro una vita migliore nelle città del Reich, era tutto falso, non c’era nulla e ancora una volta c’è stata solo povertà.

Dopo queste due guerre, hai visto la povertà, del Trentino, che comunque con tenacia, con lo spirito forte della gente di montagna, con i valori imparati dai nonni, con un profondo amore per la madre terra, con sacrifici e tanto lavoro, lentamente ha saputo rimettersi in piedi.

Finalmente dopo tante sofferenze sono arrivati anni di pace, da una leggera brezza hai saputo che il Trentino si è risollevato, hai udito nel tuo bosco voci sconosciute di persone arrivate apposta per conoscerti e vedere la bella radura dove hai passato la tua lunga vita.

Adesso eri vecchio, forse anche stanco, le formiche ti divoravano dall’interno e il vento ti ha spezzato! Quel giorno Maurizio e gli abitanti degli Altipiani Cimbri hanno pianto!

Hai dovuto partire, ma nel tuo bosco hai lasciato le tue radici e un pezzetto di cuore per la tua gente che ti ha voluto bene e mai ti dimenticherà. Per tutti eri come un buon nonno, in tanti ti abbracciavano, in silenzio ti confidavano le loro preoccupazioni, e tu, con una live carezza dei rami, donavi pace e serenità!

Mi hanno detto che il tuo ceppo sarà protetto, che si ricorderà la tua storia, che il tuo tronco e i tuoi rami non andranno perduti, ma la cosa che mi piace di più, è che hanno messo nella terra i tuoi semi, così avrai nuova vita, da te nasceranno altri Avez e saranno figli tuoi.

Mi sarebbe piaciuto conoscerti, sedermi all’ombra dei tuoi rami, ascoltare la tua voce e sentire la pace che donavi. Anch’io avrei voluto abbracciarti, Maurizio ed io ti mandiamo ora un abbraccio insieme ad una piccola carezza del nostro cuore ladino.

Stai bene Avez del Prinzipe!
 
 
 
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