Le radici Cimbre e la spinta verso l'universale e assoluto : Cirillo Grot


Una voce si alza dalle profondità verdi, intatte, delle Valli Cimbre e corre sulle ali del vento, tra i silenzi della montagna, sfiora guglie
e costoni, fino a toccare i cieli tersi, ed espandersi in un abbraccio ideale alla sua gente, alla natura, ai boschi, al cosmo intero,
all’umanità dolente. Una voce imperitura. Quella di Cirillo Grott.
Guardia di Folgaria, un gioiello incastonato nel verde, una manciata di case dalle facciate dipinte inerpicate sulla montagna nell’azzurro
e nell’aria rarefatta, tra terreni ricamati mirabilmente dalla mano dell’uomo, tra filari di piante da frutto, piccoli appezzamenti di
granoturco e orti rigogliosi intervallati da esplosioni di fiori, e che in inverno si veste dei colori della quiete, dell’attesa e del silenzio: qui
è nato e cresciuto Cirillo Grott, e qui è tornato, tra le sue montagne e la sua gente, per dare corpo alla sua vocazione ed al suo genio.
Artista poliedrico, personalità complessa e sfaccettata, Grott si rivela profondo conoscitore dell’animo umano, sorretto da un credo
incrollabile, da principi etici di grande rigore, riscaldato da una profonda carica umana, in una costante ricerca del senso ultimo delle
cose.
La sua visione esistenziale ed artistica arriva fino ai giorni nostri e si esprime attraverso le sue opere che spaziano dalla scultura alla
pittura, alla poesia, agli scritti.
Uno spirito libero, critico, fuori dagli stereotipi, temprato dalla vita, ruvido come le sue montagne ma caldo ed appassionato come il legno,
materia che ama e che lo accompagnerà per tutta la vita, percorso da un’energia ed un fuoco inesauribili.
Mai pago, con una curiosità insaziabile, da questa manciata di case, senza tradire le proprie origini e le proprie radici, ma al
contrario traendone rinnovata forza e spinta, ha saputo varcare i confini locali, visivi e mentali, e attraversare spazi, luoghi ed
epoche, in una continua ricerca interiore ed artistica che lo ha portato a distillare opere di rara bellezza, in un percorso in bilico
tra realismo ed astrattismo, tra contingente ed assoluto, creazioni e manifestazioni di un’anima multiforme, imprevedibile, sfaccettata.
Immergersi nella poesia e negli scritti di Grott, perle di pathos e bellezza vibrante, abbracciarne l’anima, seguire il filo del suo racconto e del suo
pensiero, restituisce il valore uomo prima ancora del valore artistico.
I suoi scritti, poesia e prosa, aprono agli spazi sconfinati del suo mondo interiore, esprimono il suo pensiero e i suoi moti d’animo e,
pur con un’autonomia e caratterizzazione propria, costituiscono la chiave interpretativa per una lettura profonda e autentica delle sue
opere artistiche, esplicitando la spinta creativa e l’energia propulsiva che le ha originate.
Opere e scritti si intrecciano, si potenziano gli uni con gli altri inun gioco di richiami, si svelano reciprocamente, sono intimamente
collegati attraverso un linguaggio complesso e affascinante che restituisce il profondo significato dell’eredità artistica di Grott.
 
Cirillo Grott è uomo ed artista calato nel proprio tempo, capace di leggere ed interpretare le dinamiche sociali ed i vizi del proprio
tempo, di anticiparne le evoluzioni ed i rischi, tanto da utilizzare le sue opere e la sua arte anche quale mezzo di denuncia esistenziale.
Lo spirito di Cirillo Grott vive e si respira nelle stanze della Casa Museo di Guardia, custodite da Sandra, sua moglie,
che in tutti questi anni si è prodigata al fine di conservarne memoria e messaggio. Nel varcarne la soglia si è proiettati in
un mondo che profuma di legno e di boschi, di quotidianità, di operosità, di bellezza, di sofferenza e di immenso.
Un mondo che attraversa tempi perduti, epoche antiche, culture ancestrali, tocca il dolore e la sofferenza umana, l’affanno quotidiano.
Ma non solo: celebra natura e bellezza, amore, pace e fratellanza. Bozzetti, ritratti, busti, torsi, bassorilievi, le sue Dame regali
ed ermetiche, i suoi Cristi, le sue Pietà dolenti, le Maternità, le citazioni bibliche, le Natività. E poi Sandra, sua moglie,
i figli. E ancora grandi tele, carboncini, abbozzi, studi.
Non solo opere di vivida denuncia dei mali del mondo, quali “Macchina Umana”, “La morsa”, “Martin Luther King”, “Guerriero
morente”, “Prigione”, “Sopraffazione”, ma nella sua produzione più recente anche opere che sono un inno alla bellezza, all’amore, alla
natura: “Spirito della foresta”, “La Dama”, “La modella”, “La sirena”, “L’egiziana”, “Torso di donna”, “Ballerina”, “Unione ed Amore”,
“L’ultimo abbraccio”. Solo per citarne alcune.
In un anelito di assoluto, veicolate da un linguaggio espressivo che si spoglia di orpelli e sovrastrutture, scarno, e che approda alla
forma pura. Essenziale.
Percorse da un respiro lirico e poetico, da un afflato che sa di religioso e mistico, per attingere alla dimensione cosmica, al
significato più profondo dell’esistere, in un processo ideale di identificazione con il tutto, di osmosi, di abbraccio con l’infinito
 
L’ultimo abbraccio”, legno di cedro 1990 h. 220, rappresenta l’epilogo, l’estremo saluto, la celebrazione di una vita, intrisa di
poesia, delicatezza e commovente dolcezza, in quell’unione di corpi, in quelle mani a circondare il viso, nella gestualità carica di intimità,
condivisione, affetto e pathos, e che racconta più delle parole.
Attraverso questo percorso tra le sue opere esposte si coglie il viaggio interiore di un’anima sensibilissima, versatile e curiosa, che
i suoi scritti e le sue poesie traducono in parole, in un gioco di rimandi tra linguaggio figurativo e linguaggio poetico.
L’arte di Grott è potente e lirica insieme. È fatta di materia e di anima, di finito e non finito. Le sue opere sono distillati di essenza.
All’incisività energica e alla tensione delle opere scultoree fanno da contrappunto le opere pittoriche, vive, plastiche, dal cromatismo
travolgente e intenso: “Amanti”, “Notte gitana”, “Nudo”, “Al margine”, “Il gioco”, “Abbandono nella stanza del dissidio”, solo per
citare alcune grandi tele, a cui si affiancano i ritratti dei figli e della moglie e compagna: “Emanuel”, “Florian”, “Tiziano”, “Sandra”.
Opere pittoriche a cui ha dedicato particolare attenzione Maurizio Scudiero nella pubblicazione Cirillo Grott – Pittura e Scultura:
“...la pittura di Cirillo Grott è sempre stata una via ‘ulteriore’, autonoma, dalla scultura. Raramente si trovano studi che possano
essere collegati alle sue sculture, proprio perché per lui la pittura non era propedeutica alla scultura, ma un’entità a sé... la sua attitudine
pittorica non era meno preponderante di quella plastica...”.
In tanti hanno scritto su Cirillo Grott, commentato, descritto, narrato e ripercorso, sulle ali di un’arte versatile, incisiva, potente
e ammaliante. Tra i molti nomi, studiosi e critici di calibro, in ordine sparso: Benvenuto Guerra, Talieno Manfrini, Maurizio
Scudiero, Mario Cossali, Franco de Battaglia, Mario Marchiando Pacchiola, Gino Gerola, Ester Martinelli, Vincenzo Rizzonelli,
Mario Gazzini, Fernando Larcher, Leo Rubboli, Maria Antonietta Zancan, Josef Unterer, Rino Boccaccini. Solo per citarne alcuni.
Approfondimenti critici, dotte citazioni, richiami a correnti asrtistiche, immagini plastiche attraverso un linguaggio denso e colto.
Numerose le pubblicazioni sulle sue opere, le raccolte edite su sculture, pittura, poesie e scritti che squarciano il suo universo, illuminandolo.
Qualche frammento tratto dalle copiose pubblicazioni edite. “Cirillo Grott, questo solitario della montagna, ha tradotto
in composizioni preziose, attraverso una folgorazione intima, frammenti di verità che da tempo attendevano nel buio
dell’inconscio di vedere la luce, composti e guidati dalla sicurezza interiore di un uomo verso una meta ben definita” (Leo Rubboli).
“Scolpire il legno o plasmare la creta era per Grott il sublime travaglio di liberare lo spirito con nostalgia di perennità, l’anelito
di una durata dell’opera oltre il limite della precarietà e finitudine esistenziali. Forse per questo, malgrado la prematura scomparsa
dell’artista, le sue opere divengono nel tempo sempre più vivide e vere” (Benvenuto Guerra).
Cirillo Grott ha sempre desiderato ardentemente comunicare con la sua arte, lasciare un messaggio che sopravvivesse al suo tempo ed
al suo percorso, quasi a tracciare una strada, ad alzare un monito, ad indicare una via, ad illuminarla. Una luce nel buio. Una meta
nel disordine e nel caos. A dare nuova speranza e vigore, a credere, a non arrendersi, ad abbeverarsi di nuova linfa nell’abbraccio
della natura e del cosmo, nel respiro delle forze primigenie e nella consapevolezza di valori assoluti e di entità più grandi.
Il lavoro di valorizzazione dell’eredità spirituale ed artistica di Cirillo Grott è principalmente frutto dell’impegno senza sosta
di Sandra, “la moglie, la madre, l’amica che ha condiviso con Cirillo Grott ventitré anni di lotte, successi, incomprensioni,
intimità familiare e profondo affetto” (Talieno Manfrini).
Sandra, una presenza attiva, energica e solare, che ha illuminato la strada di Grott, lo ha ispirato e sorretto, e che Cirillo Grott celebra
in opere e poesie di rarefatta bellezza. “Guarda il cielo. È tuo, e così il sole, il vento e la tempesta e la
neve. E sei lì, amore, in quel lembo esistenziale della nostra vita, dei nostri occhi ridenti e tristi, della nostra bocca che
bacia ogni impressione della grande natura” (da A Sandra).
“Hai dato il volto ad un angelo, e nel seno vibrava l’amore per un essere. Il nodo alla gola chiudeva le tue lacrime, belle come
gocce d’argento. Una mano seminava fiori quel giorno che il cuore toccava, riscaldava e dava vita a una pietra” (Alla mia compagna).
“Forse in questa sera, amore, il canto è più bianco del vento. Ti cerco tra il rumore della mia terra e ti chiedo, amore, per i miei fratelli perduti.
Qui la notte è chiara e non grava il male delle false sirene. Qui il gioco della luce è amico della tempesta rossa del cuore. Le mie fronde sono
verdi e l’azzurro dell’aria è il mio respiro. Non ti smarrirai, amore, se credi. Guardami, sono come il sole dove mai non fu” (Guardami).
Florian Grott, figlio d’arte e di sangue, anima forte ed indomita, di indubbio talento, ha raccolto il testimone. In Florian arde lo stesso fuoco
del padre, la stessa fiamma, lo stesso amore per la montagna, per la natura, per il bello, unitamente a quella resilienza e a quella scintilla materna.
Il suo linguaggio espressivo è diverso, non sovrapponibile a quello del padre, ben identificabile e riconoscibile. Il suo universo, fatto di
Guerrieri, Dame, Torsi d’uomo, Cavalli e animali fantastici, racconta di coraggio, ardore, forza e bellezza; è intriso di vita e potenza, in una
poetica che, attingendo agli antichi miti e alle antiche gesta di eroi, delinea la figura di un moderno guerriero impegnato nella lotta per
la vita e nella difesa di valori universali.
di Cinzia Tait 
 
 
 
 
 
 
 
 
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