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La birra artigianale BarbaForte piacevole ed interessante come il territorio trentino. by Sapori News.com

29.04.2019 - A Folgaria, nel Trentino, sullo sfondo del panorama inconfondibile della Valle del Rio Cavallo o del Rosspach, nella versione cimbra, ha sede il Birrificio BarbaForte di Matteo Mincone.
Il panorama brassicolo, da nord a sud dello Stivale, è popolato da una infinità di produttori che fanno birra di grande livello. Matteo Mincone è uno di questi.
Folgaretano, poco più che quarantenne, da sempre aveva un sogno del cassetto: aprire un proprio birrificio.


Dopo anni di attività alle spalle come gestore di pub, bar e ristoranti, pian piano Matteo si è avvicinato al mondo della birra provando a produrla in casa, per amici e conoscenti, con attrezzature semplici.
Dal 2006 inizia i suoi esperimenti, raccogliendo l’entusiasmo di chi assaggiava le sue birre, la cui qualità andava via via migliorando.
Nel 2014 appoggiandosi a due aziende ha incominciato a produrre la birra seguendo personalmente il processo produttivo.
Nel 2018 arriva così per Matteo la decisione di avere finalmente un laboratorio tutto suo dove produrre birra artigianale.

La passione per la birra artigianale nasce dalla ricerca del bere bene. Matteo ha trovato nell’acqua della sua terra un grande alleato in quanto è purissima e cristallina e molto dolce. Scaturisce dalla sorgente del Chior, a mille metri di quota, in Val di Gola.
Spesso l’importanza dell’acqua è sottovalutata mentre è l’ingrediente più importante nella produzione della birra. Ben il 95% di una birra è composto da acqua e quella usata dal birrificio BarbaForte è una delle particolarità che rendono il prodotto unico e che rispecchia la personalità del mastro birraio Matteo.
Le altre componenti indispensabili per dar vita al cosiddetto “pane liquido” sono il malto, il luppolo e i lieviti. Secondo la legislazione europea, infatti, la birra deve essere prodotta dalla fermentazione alcolica (tramite lieviti Saccharomyces) di un mosto ottenuto con malto d’orzo e amaricata con luppolo.
Il resto lo fa un impianto professionale semiautomatico, la curiosità e la passione del mastro birraio Matteo.

La tecnologia aiuta Matteo che imposta con il computer le quantità di materie prime, le temperature, le miscelazioni riuscendo a gestire con grande professionalità l’intera catena produttiva. Naturalmente Matteo utilizza ingredienti di prima qualità per una bevanda piena di profumi e sapori, non filtrata e non pastorizzata. Aggiunge un unico conservante naturale, il luppolo. Orgoglioso il mastro birraio mostra il processo che inizia dentro le caldaie dove dal mosto di malto d’orzo, attraverso la bollitura, l’aggiunta del luppolo e poi la fermentazione il “liquido” che ne esce diventa la sua birra che Matteo imbottiglia a mano.

Durante i vari tentativi, Matteo si accorge di prediligere la birra ad alta fermentazione, per i profumi che ne scaturiscono, più fruttati e più intensi. La sua ispirazione viene dagli stili inglesi e americani.
Le bottiglie, nel formato da 33 0 75 centilitri, tutte allineate vengono portate nella cella di rifermentazione alla temperatura di 22 – 23 gradi dove rimangono per 15 giorni. Dopo un mese, quelle bionde, o dopo da 4-6 mesi quelle più scure, sono pronte per essere stappate.
Il prodotto finale è emozione, storia, cultura.

Sei sono le referenze ed una novità per questa primavera.
Nel dettaglio la collezione comprende 2 bionde, 1 rossa, 1 scura e 2 ambrate. Nel 2018 ne ha prodotto 400 ettolitri.
Ha dato un nome ad ogni sua creazione ed anche una etichetta particolare che lo richiami.

S. Lorenzo, la prima birra prodotta, è una Golden Ale, creata volutamente per avvicinare alla birra artigianale chi ad oggi conosce esclusivamente i grandi marchi industriali. Il nome dato è in onore del patrono di Folgaria. Inoltre il locale che Matteo gestisce, con la famiglia e la moglie Rossella, si trova proprio in Piazza San Lorenzo ed è stato anche il primo posto dove è stata degustata.
Successivamente si sono succedute, in ordine, la Obice, l’Abete, la Quadro, la Mosaico e la Trifoglio.
La Obice, ambrata e amarognola, ricorda gli aspri combattimenti della Grande Guerra.
L’Abete, rossa come la corteccia dell’abete; la Quadro, chiara stile Saison, buona e amata da tutti, ottima da bere soprattutto in estate; la Mosaico, ambrata chiara, ispirata alle APA (American Pale Ale); l’ultima arrivata la Trifoglio, scura, rifermentata in bottiglia e si ispira alle Oatmeal Stout inglesi. La Trifoglio possiede sentori di caffè, vaniglia e cioccolato.
La novità è la birra Aura fresca e leggera, come la primavera, di colore ambrato chiaro.

Il marchio piace ed anche, e soprattutto, piace la sua birra. Infatti il Mastro birrario Mincone ha avuto belle soddisfazioni e ha vinto molti premi a diversi festival dedicati alla birra.
Curioso anche il nome del birrificio: BarbaForte. Barbaforte o rafano è una pianta erbacea che ama i climi freschi, la cui radice è amara e meravigliosamente piccante, che piace molto al proprietario del birrificio, perché “raccoglie le essenze della vita”.
La birra, sempre più apprezzata, è straordinariamente trasversale e si sposa tranquillamente con tutti i piatti. Merito anche dei tanti birrifici, soprattutto artigiani, che hanno fatto conoscere nel Belpaese la birra buona e di qualità adatta anche ad accompagnare l’intero pasto.
Come per il vino, si tratta di abbinare il piatto alla birra più consona. In ogni caso sarebbe un grave errore pensare che la birra sia indicata solo quando si mangia la pizza o per dissetarsi.

La birra spumeggiante crea convivialità ed è un modo per stare insieme e far festa. Questo lo sa bene il Mastro Birraio Matteo che, nelle calde serate estive, organizza eventi serali nella terrazza adiacente al birrificio, con vista incantata sulla Valle del Rio Cavallo, esuberante e vivace corso d’acqua, come l’effervescente birra prodotta dalle sue mani artigiane, dal gusto unico.

Per saperne di più: www.barbaforte.it
 
 
 
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