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IL FIUME CHE UNISCE by Monitor

Recuperare antiche tradizioni locali, usanze, leggende e racconti del popolo cimbro, ma sempre con lo sguardo aperto verso il mondo.

14.03.2019 - Il rio Cavallo (Rosspach, in lingua cimbra) collega l’altipiano di Folgaria con Besenello e Calliano. Con l’associazione Valle del Rosspach è diventato il fulcro di eventi e iniziative in cui tradizione e modernità si incontrano.
Sin dall’antichità, fiumi e torrenti hanno rappresentato un punto di riferimento essenziale per le comunità locali, favorendo le attività e gli insediamenti umani: non solo fonti di approvvigionamento idrico, ma vere e proprie culle di socialità e civiltà e cerniere in grado di unire culture diverse e distanti. Anche il rio Cavallo, le cui acque scendono abbondanti e a tratti impetuose dalle montagne dell’Alpe Cimbra per lambire Besenello e Calliano e raccordarsi infine al corso dell’Adige, ha avuto questa funzione nei secoli passati: frequentato quotidianamente tanto dalle genti dell’altipiano e che del fondovalle, conserva ancor oggi lungo il suo corso le
tracce di questi antichi passaggi, di queste lunghe frequentazioni.
È attorno a queste tracce e a questa storia che qualche anno fa si è costituita l’associazione culturale Valle del Rosspach: all’inizio un manipolo di giovani della valle uniti dal bisogno di fare gruppo e comunità, riscoprendo e valorizzando il territorio e alcuni dei suoi manufatti storici; oggi una realtà che conta decine di associati e diverse attività realizzate con buoni risultati, al punto che l’obiettivo iniziale di ravvivare
il tessuto sociale e cementare le tre comunità lambite dal fiume si è presto trasformato in qualcosa di più ambizioso: valorizzare e promuovere il territorio e le specificità locali anche in chiave turistica.

Della storia e degli obiettivi futuri ci racconta Emanuele Grott, che dell’associazione Valle del Rosspach è l’attuale presidente: “Tutto è cominciato con un progetto di valorizzazione di un vecchio mulino di
proprietà del comune: alcuni giovani del posto hanno pensato che sarebbe stato bello poterlo far tornare ad uso della comunità attraverso iniziative ed eventi di approfondimento storico, a tema agricolo,
musica e laboratori. Attorno a questo progetto si è costituito il primo nucleo dell’associazione nel 2014. Già dall’anno successivo, nel 2015 e 2016 l’associazione ha organizzato un Simposio di scultura nella
frazione di Guardia. Per un’intera settimana, nove scultori – tra cui Gerardo Brentari, Florian Grott, Lara Braconi e Silvano Ferretti – hanno lavorato durante il giorno alle loro opere raccogliendo le suggestioni di questa valle selvaggia e impervia, mentre le serate erano animate da musica e spettacoli”.
Inizialmente la sede dell’associazione è negli spazi del Centro civico di Guardia, ma dopo circa un anno il gruppo si sposta in un casolare immerso nel bosco degli Stelderi, lungo la strada che collega le frazioni di Guardia e Mezzomonte: uno spazio immerso nel verde, che equivale anche a un cambio di “pelle” per l’associazione, che si orienta in maniera ancora più decisa verso iniziative che hanno alla base la valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni storiche e culturali, ma in maniera inclusiva e aperta alle contaminazioni della modernità e delle altre culture. Con il valore aggiunto offerto dal bosco e dalla natura, che diventano un  insolito e accogliente spazio di condivisione, dove intrecciare relazioni positive e tessere le trame di una comunità che si ritrova unita attorno a tradizioni vecchie e nuove: “Le attività – racconta ancora Emanuele – spaziano dai concerti dal vino nel giardino, laboratori di ceramica e scultura in legno per adulti e bambini, lezioni di botanica per scoprire le specie arboree del nostro bosco e poi iniziative volte a valorizzare alcuni
luoghi particolarmente suggestivi che ci sono lungo il torrente. Attività che ci vedono collaborare con istituzioni locali come Alpe Cimbra e l’Apt di Folgaria”.
Fra gli eventi più interessati, la scorsa estate c’è stato “Il Canto della Foresta”, un evento su più giornate in cui, racconta ancora il presidente Grott “abbiamo lasciato la baita degli Stelderi per condurre gli ospiti
ancora più dentro al bosco, esplorando i dintorni della valle e del fiume assieme agli accompagnatori di territorio. La sera, invece, sistemati su una sorta di balcone naturale nel mezzo della foresta della Gon,
che si affaccia su Castel Beseno, abbiamo lasciato che a cullarci e suggestionarci fosse la musica di Ganesh House, ovvero Pepa Fiore e Daniele Valle, con la partecipazione di Isabella Bonfanti”.

Una delle particolarità dell’associazione Valle del Rosspach è quella di lavorare al recupero di antiche tradizioni locali, usanze, leggende e racconti del popolo cimbro, ma sempre con lo sguardo aperto
verso il mondo: “Ci piacciono le contaminazioni – racconta il presidente–. Le nostre iniziative nascono nell’otica di creare, gruppo, coinvolgimento, conoscenze.
Anche mangiando assieme dei panini (ne abbiamo inventati di ottimi!), bevendo una birra e ascoltando la musica di un arpa o di una cornamusa celtica; oppure riscoprendo usanze antiche del trentino, come
quella di “bruciare il marzo”, che qui in valle abbiamo ripreso da 15 anni con la Grande Brasa, tornata ad essere un rituale collettivo e di passaggio per tantissime persone”. La musica sarà protagonista anche
del prossimo appuntamento, previsto per Pasquetta, il 22 aprile, assieme a Radio Fontani, che porterà in valle suoni roots e reggae. Ma i progetti in cantiere sono tanti: “Accanto ai prossimi eventi che animeranno la primavera e l’estate qui in valle, stiamo portando avanti il progetto di sviluppare un percorso lungo il Rosspach, con la collaborazione di tutti e tre i comuni toccati dal torrente: Calliano, Besenello e Folgaria. Inoltre, realizzeremo una serie di laboratori lungo il fiume, nei punto più interessanti, portandovi le scuole e chiudendo con serate in musica al nostro casale agli Stelderi. Infine, da tempo stiamo percorrendo e mappando
gli antichi sentieri usati anticamente dai nostri avi per il legname e le altre attività silvo-pastorali: l’obiettivo è quello di riportare alla luce questa rete di sentieri e renderla percorribile, creando itinerari tematici
che mettano in risalto i punti salienti del territorio, sia naturali che antropici: grotte, caverne, mulini, punti panoramici… ad uso sia dei residenti che dei turisti”. Sì, perché è attraverso iniziative come queste – che attingono al patrimonio di specificità locali – che un territorio si riscopre vivo e vitale e si arricchisce di valore e significato, divenendo più bello da vivere per i residenti, i quali vi si identificano e riconoscono, e nel contempo anche attrattivo per un turismo “dolce” e diffuso, che ricerca esperienze autentiche.

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