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Casa museo Cirillo Grott - by Charmen.it

Entrare in una casa museo d’artista

10.09.2020 - I racconti di Alessandra
L’artista che qui ha vissuto e lavorato condividendo la vita artistica e affettiva con Alessandra, sua moglie, che dopo la sua morte avvenuta trent’anni fa, è la testimone instancabile del percorso umano e artistico del marito prematuramente scomparso.

La casa ci è parsa un eremo, un luogo del silenzio, dove Grott ha potuto dar voce e espressione, attraverso le sue opere, alla sua complessa sensibilità. Scopriamo dai racconti di Alessandra che la casa in precedenza era una chiesa, prima che fosse edificata a poca distanza la nuova e che lo studio dove lavorava suo marito è dove c’era il presbiterio e l’altare.

Il pittore, scultore e poeta

È qui che Cirillo Grott ha impiegato tutto se stesso, corpo anima e mente, plasmando la materia con le proprie mani, togliendo dai tronchi le parti in eccesso, disegnando e dipingendo, o scrivendo poesie. Un artista, che a seconda del suo sentire e del periodo, ha preso in mano il martello e la sgorbia, la tela e i pennelli, la carta e la penna.

Scultore, pittore e poeta che volontariamente ha affrontato a volte fino allo sfinimento fisico la creazione delle sue opere permeate dalla sua stessa anima. Grott ha colto i mali e il malessere del suo tempo, ha osservato le miserie del mondo, goduto della bellezza che lo circonda, ha riflettuto su questi elementi li ha sedimentati e poi con il suo bagaglio culturale, di vita vissuta e sensibilità ha cercato in primis le risposte per il suo stesso vivere e infine profeticamente ha “partorito” le sue opere. Perché si sa, spesso l’ artista è il precursore che lascia le briciole sul sentiero che percorrerà l’umanità rivelando ciò che accadrà col linguaggio dell’arte.

Il profeta moderno
Profeta moderno il nostro, profeta anche nella vita condivisa con Alessandra e i figli, basta osservare quando realizza l’opera L’abbraccio per capire dove sarebbe andato, da li a poco Cirillo sarebbe scomparso, ma nello stesso tempo in quell’abbraccio si dona continuamente attraverso la scultura stessa a chi lo ha amato in un abbraccio senza fine.

È proprio una scintilla di eternità quell’opera. La vita di questo artista ci è parsa in una sorta di eremitaggio. A Guardia Grott ha potuto elaborare e infine togliere dalla materia il superfluo per far emergere il sua essenza il suo dolore le sue speranze come se questo sia solo un passaggio per arrivare in uno dei prati immersi negli scenari paradisiaci montani dove è vissuto. Con Alessandra non abbiamo voluto abbracciarci fisicamente per le restrizioni imposte in seguito al Covid, è stato un modo inusuale di dirsi “voglio che viva a lungo”, come quando inviti a cena qualcuno perché desideri alimentare chi hai di fronte e sostentarlo allungandogli la vita.

Una occasione di crescita
Le nostre essenze sono state abbracciate a lungo scambiandosi emozioni e vibrazioni belle che raramente capita vivere. Le chiamano affinità elettive, noi li chiamiamo incontri di anime. Vivere l’esperienza in una casa d’artista dove è rimasto tutto ciò che è stato, viverla poi con chi ha condiviso la propria esistenza con l’artista e l’uomo, è un viaggio con una mappa e lenti particolari, tutto questo citando una vecchia reclame non ha prezzo è solo accrescimento a 360°.
 
 
 
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