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SULLE ORME DEGLI ANTICHI FONDITORI DELL’ALPE

07.04.2017 - Una storia d’altri tempi, non c’è dubbio.

Una storia di tempi lontanissimi, preistorici, quando l’Alpe Cimbra era un’estesa e fitta foresta di abeti e faggi, frequentata da insoliti personaggi, dediti a un’attività altrettanto inusuale, soprattutto per quelle epoche… la fusione dei metalli!
Il tutto è successo a Lusérn, nella terra dei Cimbri, benché varie postazioni di fusione siano state rinvenute nell’alta Val d’Astico e nei vicini territori di Lavarone e di Folgaria, fin nella profonda vallata del Rosspach.

Ma chi erano questi fonditori? E perché sono venuti a fondere minerale di rame quassù, su queste montagne, dove di minerali non ce ne sono proprio, dando così vita a una delle più alte concentrazioni di siti fusori del Trentino e delle Alpi?

Domande che hanno impegnato a lungo gli archeologi e gli studiosi.

C’è innanzitutto da dire che ci riferiamo a un’epoca preistorica ben precisa, all’Età del Rame e del Bronzo, in Trentino datata tra la fine del 3000 e l’inizio del 1000 avanti Cristo.

Come s’è detto, a quel tempo il nostro territorio era completamente coperto di boschi.

Ed è proprio questo che cercavano gli antichi fonditori giunti dalle valli padane o dal Nord: la disponibilità di una grande quantità di legname.

Perché per fondere il metallo ci vuole molta legna, ci vuole soprattutto il carbone di legna, nella cui produzione erano specializzati.

L’Alpe si trovava inoltre in una posizione ideale, poco lontana dalle miniere di estrazione del minerale, situate nell’Alta Val Sugana, e affacciata nel contempo sulla valle dell’Astico, attraverso la quale i ‘pani di rame’ potevano facilmente essere portati nella pianura veneta per essere commercializzati.

Anche allora, anche in quei tempi tanto lontani era il commercio e l’interesse economico a muovere e a far agire le persone!

Ancor oggi possiamo rinvenire le tracce di quella lontana ed estesa attività.

Naturalmente non ci sono più i forni fusòri, cioè le piccole fornaci entro le quali il minerale veniva fuso.

Sono rimasti invece i depositi delle scorie di fusione, le cosiddette «slacche».

E non occorre essere degli esperti per sapere individuare: appaiono come degli insoliti agglomerati di colore scuro, come dei grossi «grumi» di materia fusa, in genere ammassati gli uni sugli altri.

È facile trovarne lungo i percorsi di Luserna, soprattutto lungo il Sentiero Cimbro dell’Immaginario.

Se poi le «slacche» le volete trovare e vedere con facilità, non c’è che da rivolgersi al Centro Documentazione Lusérn e visitare la sezione appositamente dedicata alla metallurgia preistorica.

Attraverso specifici pannelli illustrativi, la ricostruzione di un forno fusorio e un gioco interattivo, riuscirete a ricostruire l’attività fusoria avvenuta in questo piccolo angolo di mondo, in particolare in località Plètz von Motze.

La sezione racconta le varie fase di lavorazione del minerale, dall’estrazione alla frantumazione fino all’«arricchimento», all’«arrostimento» e alla fusione.

È veramente un viaggio nel tempo, affascinante e istruttivo, soprattutto per i vostri ragazzi.

E già che siamo al Centro Documentazione Lusérn cogliamo l’occasione per visitare anche la mostra tematica 2017, denominata DinoMiti, dedicata ai resti fossili dei dinosauri nelle Dolomiti e alla storia geologica dell’Alpe Cimbra.

Altre sezioni raccontano invece la Fauna delle Alpi, la storia dei Cimbri, i segni e le fortezze della Grande Guerra e l’arte del Merletto a fuselli, di cui Luserna custodisce la tradizione.

Buona permanenza a Lusérn!
 
 
 
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