Gli Altipiani delle fiabe by Alberto Campanile e Anna Brianese

24.08.2017 - Adagiato a una manciata di chilometri da Rovereto e dalla Valsugana, quest’angolo del Trentino orientale stupisce per i paesaggi da cartolina, che inducono alla vacanza attiva o al relax più assoluto, alle scoperte culturali o a quelle gastronomiche.

Già negli anni della Belle Époque, quelli che precedettero la Prima Guerra Mondiale, le bellezze degli altipiani furono largamente apprezzate dall’aristocrazia asburgica. I turisti facoltosi giungevano in carrozza per la strada della Val Careta, che univa Caldonazzo in Valsugana a Lavarone. Di lì passò anche Siegmund Freud, il padre della psicoanalisi, che definì il percorso di una «bellezza fantastica».

Impressioni freudiane

«L’accoglienza e il trattamento premuroso, la buona cucina, la tranquillità preziosa, la stupenda pineta, da noi scoperta mezz’ora dopo, le sorprendenti passeggiate che portano sempre a nuove Lavarone, il benessere fisico che deriva da tutto questo ci hanno talmente conquistato che ripartiremo da qui solo assai di malavoglia» scrisse Freud alla moglie Martha, in occasione del primo dei suoi tre soggiorni a Lavarone, presso l’Hotel Du Lac. Durante la vacanza del 1906 scrisse Delirio e sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, il primo scritto in cui lo studioso tentava un’interpretazione psicanalitica di un’opera letteraria.

Freud non fu l’unico ospite illustre. Il pittore Fortunato Depero, oltre ad aver ideato un logo turistico per Lavarone, per un periodo visse a Serrada di Folgaria. Così la descrisse: «Offre un paesaggio estremamente mutevole. In estate è un pianoro, una conca verde riposante circondata da alterne groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dietro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù». Un paesaggio bucolico, una terra ricca di storie e di storia, prima frequentata dall’uomo el Paleolitico, poi dai Romani e dai Longobardi. Nel Duecento, grazie all’appoggio del vescovo Friedrich Von Wanghen, qui si stabilirono i Cimbri, instancabili lavoratori d’origine bavarese. Dissodarono i terreni, sfruttarono le foreste, costruirono masi in aree scarsamenteabitate, si dedicarono alla pastorizia. Oggi Luserna, o meglio Lusérn, il più piccolo dei tre comuni degli altipiani, conserva con orgoglio e mille difficoltà un’identità culturale e linguistica, ancora studiata dai glottologi. La gran parte dei 276 abitanti del borgo parla il Cimbro, lo Zimbar, grazie alla tenacia del Kulturinstiut Lusérn, fortemente impegnato nella tutela della cultura e dell’idioma della minoranza germanofona.

Pur avendo affinità con alcuni dialetti arcaici della Baviera meridionale e con il tedesco, la lingua parlata a Luserna comprende termini altrove non più in uso.

Sentieri fiabeschi

Oltre al Centro di Documentazione Cimbro, che ospita varie esposizioni, merita una visita l’Haus von Prükk, la Casa del Ponte, nel cuore del borgo in piazza Cesare Battisti/Pill. Il complesso comprende due edifici storici, dai grossi muri di pietra calcarea a vista, articolati su tre e quattro livelli. L’esposizione offre un quadro della vita tradizionale della comunità locale nel XIX secolo; originali sono gli arredi delle camere e della cucina, le suppellettili, gli attrezzi e la biancheria con i merletti lavorati a tombolo.

In particolare nell’Ottocento i ricami erano molto richiesti; in paese molte giovani impararono le tecniche da insegnanti che avevano seguito corsi specifici a Vienna. Secondo la leggenda, parte dell’abito di nozze della principessa Sissi sarebbe stato lavorato proprio in quest’angolo dell’allora Impero Austro-Ungarico. Per vivere lo spirito del paese si può percorrere il Sentiero dell’immaginario cimbro, Nå in tritt von Sambinélo: un rilassante itinerario tematico, di circa sei chilometri e mezzo. Lungo il tragitto ad anello, adatto anche alle famiglie (no passeggini), pannelli illustrativi e sculture di legno portano alla scoperta di favole e di vicende intriganti, di draghi e di orsi, della perfida Frau Pertega nascosta in un grotta a est di Luserna e della piccola orfana Tüsele Marüsele.

Ci si può incamminare sul sentiero emozionale Dalle storie alla Storia, che risale alle cupole corazzate di Forte Campo Luserna/Werk Lusérn e agli avamposti Oberwiesen e Viaz. Lungo il percorso sono stati posizionati 28 profili di metallo con dettagli di cotto e la descrizione delle vicende vissute durante la Prima Guerra Mondiale dal pievano, dal sindaco e da Beta Nicolussi Zeta, prima vittima del conflitto, centrata da un colpo di grosso calibro mentre si recava a messa. Poi gli abitanti del borgo abbandonarono le loro case e le attività; vi tornarono solo dopo la firma dei trattati di pace.

Vestigia belliche
Incamminarsi sull’Alpe Cimbra e in alcune aree limitrofe, è come «navigare solcando il mare della storia», ha scritto il grande alpinista Reinhold Messner. Fortezze, trincee e capisaldi corazzati in parte sono visitabili. Come Forte Belvedere Gschwent, eretto in contrada Oseli, su uno sperone roccioso affacciato sulla Valdastico.

Progettato da Rudolf Schneider, il forte ebbe il compito di contrastare l’avanzata dei soldati italiani verso Trento. Il complesso comprende la casamatta principale, le batterie per i combattimenti a distanza e i fortini per gli scontri nelle aree vicine. All’interno si possono visitare le sale dei generatori, i dormitori e le torri corazzate; fotografie, installazioni multimediali e video ci riportano a com’era la vita quotidiana al forte. Drammatiche le testimonianze: «25 maggio 1915. Oggi il fuoco dell’artiglieria è più preciso di ieri. Dalle 5 del mattino alle 5 di sera vengono sparati circa 40 colpi contro il Forte. Vengono colpiti il blocco delle casematte con 4 centri» riporta Mario Puecher, in una sezione del libro Forte Belvedere Gschwent. A una manciata di chilometri, a Passo Coe, la Base Tuono è invece legata agli anni della Guerra Fredda. Operativa dal 1966 al 1977, la base oggi è aperta al pubblico da aprile a ottobre; si possono toccare con mano i radar, i carri elettronici, un bunker sotterraneo e tre tre missili Nike Hercules, in passato pronti a contrastare eventuali attacchi dall’est. Dotati anche di testate nucleari non furono mai usati. Per fortuna.

In tempo di pace, da Passo Coe ci si può incamminare verso il Monte Maggio o pedalare lungo il tracciato della superclassica 1000Grobbe bike - 100 km dei Forti. Chi non se la sente di affrontare tutto il percorso può limitarsi a percorrerne una parte o scegliere anelli meno impegnativi, come il Sentiero dell’acqua e il Respiro degli alberi, con varie opere di land art, di artisti italiani e stranieri. Per la sua conformazione, l’Alpe Cimbra ben si presta ad attività sportive più o meno soft: trekking, equitazione e nordic walking. A disposizione degli appassionati di quest’ultima, sempre più gettonata disciplina, sono stati tracciati 17 percorsi tematici, in aree di grande pregio paesaggistico, biotopi e siti d’interesse storico.
 
 
 
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