Gli alberi monumento: se la natura diventa arte

11.10.2016 - Alla sua base era stato intaccato da degli insetti che avevano leso parte del tronco. E’ stato curato in maniera professionale dalle Guardie Forestali ed ora l’albero mostra, con orgoglio, tutta la sua bellezza e unicità. Fu guarito perfettamente con la polvere di cemento. Questa conifera è protetta da una semplice staccionata che permette ai visitatori di ammirarla nella sua completezza, ma non di toccarla. Tutta l’area è stata intelligentemente recuperata, per permettere l’osservazione di questo monumento verde, che è anche l’abete più alto d’Europa e per poter sostare in un luogo dipinto e contornato da altri alberi dalle dimensioni gigantesche e monumentali. Il nome deriva, probabilmente dal proprietario la famiglia “Principe” di Luserna, anche se la leggenda narra che al borgomastro veniva assegnato l’albero più bello della zona, e quello fu assegnato ad un certo Nicolussi Prinzep, che fu sindaco dell’isola cimbra e che salvò l’albero da un possibile rantolo delle mannaie.
Ma un altro grande abete, per certi aspetti più originale, si trova a Lavarone in località Chiesa, nel parco di villa Zileri. Il fusto di questo abete si alza a mò di calice, e alla parte centrale si attaccano ai lati altri dodici rami (alberi) che salgono a candelabro e svettano nel cielo. Una rarità, un albero straordinario.
Lo storico Guido Tezzele, che era solito raccogliere le memorie degli anziani, raccontava che la formazione così particolare di quell’abete era stata possibile perché l’albero venne colpito da una granata, durante il primo conflitto mondiale (gli altipiani erano il fronte della grande guerra), ed il vento nelle ferite della pianta aveva portato altri semi a germogliare. Da questi semi sono nati altri alberi (dodici per l’esattezza) che sono diventati parte integrante del fusto originario. Probabilmente l’albero di Villa Zileri, che è un bene protetto, ha trovato nella conformazione del terreno, nell’esposizione ai venti, nell’umidità che sale dal laghetto sottostante, le condizioni per crescere in quella maniera, a ciò aggiungiamoci, forse, una particolare inseminazione.
Lui, assieme all’Avez del Prinzep, rappresentano due monumenti straordinari che vanno rispettati, ammirati e custoditi come vero e proprio patrimonio forestale, didattico, culturale. Essi raccolgono nelle rughe della corteccia, secoli di storia, e da soli possono raccontare l’atmosfera suggestiva degli altipiani

Tiziano Dalprà
 
 
 
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