Rifugio Stella d'Italia

LOC. SOMMO ALTO, 1, FOLGARIA (TN)
0464 723149
Dove la montagna diventa casa, e la passione si fa accoglienza.

Il Rifugio Stella d’Italia non è solo un luogo: è una storia che cammina nel tempo, un intreccio di memoria, identità e passione.

Nato come quartier generale durante la costruzione del vicino Forte Sommo Alto, questo rifugio porta con sé un’eredità storica profonda, fatta di silenzi alpini, fatica, pietra e visione. Oggi quella storia continua, trasformata in accoglienza autentica, calore umano e cultura della montagna.

Da oltre quarant’anni sono Claudio e Francesca, insieme alla loro famiglia, a custodire questo luogo con dedizione e amore.

Una gestione familiare che non è mai stata solo lavoro, ma scelta di vita. Claudio, uomo di montagna nell’anima e nelle mani, e Francesca, con le sue radici anglosassoni e uno sguardo aperto al mondo, hanno saputo creare un equilibrio raro: tradizione e sensibilità internazionale, autenticità e cura per l’ospite.

Qui essere rifugio significa soprattutto essere rifugista: accogliere, ascoltare, proteggere, offrire ristoro al corpo e allo spirito.

Ed è proprio questo spirito che ha reso il Rifugio Stella d’Italia un punto di riferimento per escursionisti estivi e sciatori invernali, ma anche una meta gastronomica capace di far innamorare persone provenienti da ogni parte del mondo.

Una cucina che parla il linguaggio della montagna.

La cucina resta fedele alle radici. È la cucina che ognuno immagina pensando al Trentino e alla montagna: sincera, sostanziosa, identitaria. Gli ingredienti raccontano il territorio: mele e patate della Vigolana, funghi nostrani, cappucci del contadino, prodotti semplici e veri, trasformati con rispetto e competenza.

Lo spezzatino di cervo è diventato un simbolo. Tommaso, uno dei clienti più affezionati, lo ripete sempre: “Come lo fanno qui, non lo trovi da nessun’altra parte”.

Francesca lo prepara ogni giorno seguendo la stessa ricetta da anni: sfumato con Marzemino, cotto lentamente per ore, servito con cavolo rosso caramellato, confettura di mirtilli rossi fatta in casa e polenta morbida. Un piatto che non è solo cucina, ma rito.

Chi sale a Sommo Alto lo sa: la prima tappa è sempre il banco dei dolci. Karin, oggi custode della pasticceria del rifugio, porta avanti le ricette di famiglia con passione e sensibilità. La torta Linzer, con il suo profumo di spezie, è il suo capolavoro.

Accanto a lei vivono lo strudel di pasta frolla, la Sacher, la torta di ricotta con lamponi. Tutte ricette tramandate dalla mamma, tutte cariche di memoria.

In autunno, quando il bosco si tinge di rame e oro, arrivano i cuoricini di castagne ricoperti di cioccolato, serviti con coulis ai cachi: un omaggio al foliage, alla stagionalità, al legame profondo con il ciclo naturale delle stagioni.

E mentre i dolci cuociono in forno e la polenta sobbolle sul fuoco, Claudio – per tutti Klaus – è probabilmente nei boschi a cercare funghi. Gesti semplici, abitudini antiche, tradizioni montanare che qui non sono mai andate perdute.
 
 
 
 
 
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