I Scalpelini de Serrada

Le pendici delle montagne circostanti il paese permettevano l’estrazione del “biancone di Serrada”, la pietra calcarea locale, che ha favorito nel tempo lo sviluppo dell’attività degli scalpellini, protrattasi fino a pochi anni fa. Gli abitanti “si procurano il vitto lavorando di tagliapietra, favoriti a ciò da ricche cave di pietra, di cui fanno molto commercio nei paesi della valle dell’Adige”, così informava don Tommaso Vigilio Bottea, curato di Serrada, nel 1860.
La pietra veniva lavorata con varie tipologie di strumenti dagli scalpellini di Serrada per creare architravi con cui costruire finestre e arcate di portoni, fontane e scale, paracarri e laste.
La pietra naturale era considerata ancor più di oggi un materiale pregiato, con cui caratterizzare le facciate esterne degli edifici. La realizzazione del prodotto finito, avveniva tramite diverse fasi di lavorazione che consistono nell'estrazione della roccia dalla cava d'origine, nella suddivisione in blocchi e in una seconda suddivisione in elementi di forma e dimensioni determinate.
Una volta ottenuto l'elemento lapideo nel formato voluto, la fase di lavorazione finale consiste nell'applicare sul materiale il trattamento di finitura desiderato: la levigatura, la lucidatura per esaltare al massimo la naturale colorazione bianca della pietra, oppure la bocciardatura per rendere la superficie della pietra molto simile a quella del materiale grezzo, conferendo al materiale superficie ruvida.
 
 
 
 
 
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