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Maso Spilzi

Costa, Folgaria (TN)
Situato in splendida posizione nei pressi di Costa, a 2 km da Folgaria, è appartenuto alla facoltosa famiglia degli Spilzi che lo edificarono nella seconda metà del XVIII secolo.

Maso Spilzi rappresenta oggi un esempio unico e originale di insediamento alpestre, una via di mezzo tra una residenza signorile e un complesso fortificato: i corpi di fabbrica sono disposti attorno ad un profondo cortile interno protetto, sul lato occidentale, da alte mura con un camminamento pensile, mentre sul portone del grande fienile, oggi destinato ad area esposizioni, si notano le feritoie per le funi del ponte levatoio.

Un maso quindi atipico, immerso in una delle più belle passeggiate della zona.

Nell'ala orientale del complesso, in parte occupata dalla Club House del vicino e favoloso Campo da Golf a 18 buche inaugurato nel 2014 con uno sviluppo complessivo di 5.472 mt e dal raffinato Bar-Ristorante Maso Spilzi.


MOSTRA
Vedute d’Arte. Immagini di paesaggio sull’Alpe Cimbra
19 luglio – 13 settembre 2020 |Maso Spilzi, Costa di Folgaria
Martedì - Venerdì 15.00 - 19.00
Sabato e Domenica 10.00 - 12.00 e 15.00 - 19.00


L’esposizione presenta le opere degli artisti che hanno costituito e vissuto la stagione culturale dei primi cinquant’anni del Novecento sull’Alpe Cimbra, luogo e meta non solo di soggiorno, ma anche di incontro e confronto artistico. 
Immagini del paesaggio di Folgaria e Lavarone, si alternano e mescolano con vedute di altri paesaggi montani eseguiti dagli stessi protagonisti, ampliando così l’orizzonte al di là dei valichi. Nella stessa ottica, qui rivolta alla veduta come breve incursione nel paesaggio interiore, sono proposte alcune visioni parallele, come La rissa e il Pastorale di Fortunato Depero.
Tra le altre opere, si possono vedere le Betulle, rappresentate nelle quattro stagioni, di Vittorio Casetti; i paesaggi innevati di Diego Costa; l’esplosiva creatività di Fortunato Depero (Radioscopia alpestre; Chiesa di Guardia di Folgaria); i due capolavori divisionisti di Attilio Lasta Tramonto sui Crozi Rossi e Meriggio sul Grosté; gli intimi paesaggi di Elio Martinelli; Giovanni Tiella con due luminosi acquerelli di Serrada e Luigi Vicentini, con opere degli anni ‘30 e ‘40. Affiancano i più conosciuti conterranei, Alfonso Cappelletti e Guido Valle, che hanno condiviso con loro l’amore per la pittura ed il paesaggio alpestre. Unica testimonianza ottocentesca all’interno della mostra, prodromo del felice futuro artistico dell’Alpe, è quella dell’acquerellista Domenico De Ballarini, nato a Cracovia nel 1803 e morto a Rovereto nel 1891, che dipinse uno scorcio di Lavarone nel 1855.




INFO
Tel. +39 348 1442703
 
 
 
 
 
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