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NELLA FORRA DEL LUPO

19.04.2017 - «Wolfsschlucht» la chiamavano gli austriaci, la «gola del lupo», la «forra del lupo». Una trincea di prima linea che correva e corre ancor oggi tra alte pareti di roccia sul bordo dell’alto versante che strapiomba nella valle dei Terragnolo, in faccia alla «montagna sacra» del Trentino, il Pasubio…
La «Forra» dunque ha a che fare con la guerra, con la Grande Guerra.

Un evento che quassù, sulle montagne dell’Alpe, ha lasciato tracce indelebili. Ha lasciato in primo luogo sette imponenti fortezze di pietra, cemento e acciaio delle quali Forte Belvedere Gschwent, il «forte museo», è l’esempio più eclatante. Ma ha lasciato anche altri segni quali resti di postazioni, stazioni di teleferiche e lunghi tratti di trincea, fin sui rilievi più elevati.

La trincea della Forra è una di queste testimonianze, un lungo percorso (4,6 km) che da Serrada sale fin sulla sommità del Dosso delle Somme, altura che si trova a 1670 m e sulla quale si trovano i resti del Forte, noto anche come «Werk Serrada».

Un’escursione quasi per tutti

Il percorso della Forra non è una semplice passeggiata.
Contrassegnato con i segnavia SAT 137, ha un dislivello di 460 m e corre su una ripida costa boscosa.
Tuttavia non pone particolari difficoltà e può essere proposto anche a famiglie con bambini di +8 anni.
Importante è affrontarlo gradualmente, con calma, e soprattutto rimanere sulla traccia. D’estate consigliamo un cappello (alcuni tratti sono esposti) e un’opportuna dotazione d’acqua.

La conquista della trincea di roccia

Partiamo alla conquista della Forra ritrovandoci in località Cógola, a Serrada. Una segnaletica illustrativa ci mostra il percorso, il dislivello, i punti di interesse.
Le frecce direzionali ci indicano invece la via.

Il primo tratto ci porta in mezzo ad un bosco misto, di latifoglie e resinose. Siamo subito in trincea, ci camminiamo dentro, troviamo le prime postazioni osservatorio affacciate sulla valle. Poi il panorama si allarga, coglie i minuscoli abitati disseminati giù in basso, quasi a precipizio sotto di noi.

Ed ecco la Forra. Ci infiliamo tra le pareti di roccia, scendiamo le scale, sfioriamo quelli che furono i ricoveri della truppa, risaliamo scale, conquistiamo osservatori e posizioni… finché sbuchiamo in una bellissima valle coperta di pascoli. Siamo in località Caserme.
La Forra sta ora alle nostre spalle, ma il percorso non è finito, dobbiamo ancora raggiungere il Forte Dosso delle Somme.

Abbiamo tre possibilità: possiamo chiudere qui la nostra escursione e rientrare a Serrada percorrendo la comoda strada (ex militare) che porta a valle; possiamo proseguire per la stessa raggiungendo il Forte senza particolari difficoltà o, terza possibilità, possiamo approdare al Forte affrontando il tratto più impegnativo del percorso, quello che scavalca l’erboso dosso dello Smelzar e che arriva alla fortezza costringendoci a percorrere un breve ma emozionante tratto in galleria.

È il tratto più impegnativo, adatto a chi ha buone gambe però… sai che soddisfazione!

Per il rientro possiamo evitare di ritornare sui nostri passi. Possiamo raggiungere il vicino Rifugio Baita Tonda e, poco oltre, seguire il percorso SAT 136 che ci riporta velocemente a valle.

La Forra percorso del Centenario

Percorrere «la Forra» non significa solo ripercorrere un capitolo di storia.

Significa scoprire angoli di natura. Significa scoprire luoghi nascosti e inaspettati.

Significa affacciarsi su panorami che sono tra i più belli del Trentino.

Dalla sommità del Dosso delle Somme lo sguardo spazia dal Pasubio ai ghiacciai dell’Adamello e della Presanella, dal monte Stivo, che sporge verso il lago di Garda, alle Dolomiti di Brenta.
Una meraviglia!

Non dobbiamo però dimenticare che stiamo percorrendo un itinerario che cent’anni fa ha conosciuto la tragedia della guerra e che oggi è tra i luoghi emblematici del Centenario, parte di quell’insieme di proposte culturali che anche sull’Alpe Cimbra si propongono di ricordare, di fare memoria.
 
 
 
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